La storia, si sa, è una grande narratrice. Ma come tutte le narratrici che si rispettino, ogni tanto indulge nella tentazione di abbellire il racconto. Se poi a scriverla sono storiografi al soldo del Potere… beh allora è tutta un’altra storia!
Col tempo, alcune semplificazioni (chiamiamole così per educazione) diventano certezze, le certezze diventano tradizione, e la tradizione — come osservava già Marc Bloch — finisce per essere accettata con la stessa naturalezza con cui si accetta il cambio delle stagioni. Il problema è che non sempre coincide con i fatti.
Molte delle idee che ripetiamo con sicurezza quasi liturgica sono, in realtà, piccoli equivoci storici sedimentati nei secoli. Alcuni riguardano personaggi celebri, altri episodi entrati nell’immaginario collettivo. Vale dunque la pena di fare un rapido inventario di qualche mito particolarmente resistente.
Colombo e la scoperta dell’America
Partiamo dal più famoso: Cristoforo Colombo avrebbe “scoperto” l’America nel 1492. La formula è suggestiva, ma imprecisa quasi sotto ogni aspetto.
Quando le caravelle di Colombo approdarono nei Caraibi, il continente non era affatto vuoto: milioni di persone vivevano lì da millenni, appartenenti a civiltà complesse e diversificate. Parlare di “scoperta” significa guardare la storia esclusivamente dal punto di vista europeo.
Inoltre non fu nemmeno il primo europeo ad arrivarci. Circa cinque secoli prima, i navigatori nordici guidati da Leif Erikson avevano raggiunto le coste del Nord America, probabilmente nell’area oggi identificata con L’Anse aux Meadows, a Terranova.
E il dettaglio più ironico è forse questo: Colombo morì convinto di aver trovato una nuova via per l’Asia. Non seppe mai di aver toccato un continente che, per gli europei, era ancora ignoto.
La storia vera delle streghe di Salem
Quando si pensa ai processi alle streghe del XVII secolo, l’immagine che molti evocano è quella del rogo. In realtà, nel caso dei processi di Salem Witch Trials del 1692, la storia è diversa.
Nessuna delle persone condannate a Salem fu bruciata. La maggior parte venne impiccata, mentre alcune morirono in carcere. Un caso particolarmente crudele fu quello di Giles Corey, che venne schiacciato sotto un cumulo di pietre nel tentativo di costringerlo a confessare.
Il rogo appartiene soprattutto alla tradizione europea dei processi per stregoneria. Ma nell’immaginario popolare, le due cose sono state fuse in un’unica narrazione.
La Muraglia visibile dallo spazio
Infine c’è una delle affermazioni più ripetute nei libri scolastici: la Grande Muraglia Cinese sarebbe visibile dalla Luna.
Gli astronauti hanno chiarito da tempo che non è così. Dalla Luna è impossibile distinguere una struttura così sottile. Anche dall’orbita terrestre bassa la Muraglia è difficile da individuare, perché il suo colore si confonde con il paesaggio circostante.
Paradossalmente, molte città, autostrade o aeroporti risultano molto più visibili dello straordinario monumento costruito nel corso di secoli.
Il mito del 10% del cervello
Un’altra leggenda particolarmente tenace sostiene che l’essere umano utilizzi soltanto il 10% del proprio cervello. È una frase affascinante perché lascia intuire potenzialità inesplorate, quasi superpoteri latenti.
La neuroscienza, però, racconta tutt’altro. Le moderne tecniche di imaging cerebrale mostrano che praticamente tutte le regioni cerebrali hanno una funzione e si attivano in momenti diversi: quando pensiamo, quando agiamo, quando dormiamo.
Il mito nasce probabilmente da interpretazioni maldestre di alcuni studi neurologici di fine Ottocento e inizio Novecento. Da allora è stato ripetuto così spesso da trasformarsi in un proverbio scientifico… ma senza fondamento.
Einstein e la matematica
Anche la biografia di Albert Einstein non è sfuggita alla mitologia popolare. Si racconta spesso che da giovane fosse pessimo in matematica.
È falso. Einstein padroneggiava già il calcolo differenziale e integrale quando era adolescente. L’equivoco nasce probabilmente da una pagella interpretata male: il sistema di votazione della scuola svizzera che frequentava utilizzava una scala diversa da quella attuale, e ciò ha generato confusione.
Insomma, il futuro autore della relatività non era affatto uno studente negato per i numeri.
Napoleone “il piccolo”
Tra i miti più curiosi c’è quello sull’altezza di Napoleone Bonaparte. Ancora oggi l’espressione “complesso di Napoleone” viene usata per indicare un individuo basso ma aggressivamente ambizioso.
In realtà Napoleone non era affatto un nano. La sua altezza — circa 1,68–1,70 metri — era perfettamente nella media per un uomo europeo del primo Ottocento.
La fama di uomo minuscolo fu in gran parte il risultato della propaganda britannica, che cercava di ridimensionare la figura dell’imperatore francese trasformandolo in una caricatura politica.
La storia: un racconto sempre in revisione
Questi esempi mostrano qualcosa di interessante: la verità storica è spesso meno spettacolare del mito, ma molto più complessa.
Come ricordava Marc Bloch nella sua celebre Apologia della storia, il compito dello storico non è soltanto conservare il passato, ma interrogarlo continuamente. Ogni epoca rilegge i fatti, li semplifica, li adatta al proprio immaginario o, peggio, al proprio tornaconto.
E così la storia non è soltanto scritta: viene riscritta, ripetuta, talvolta distorta. Non sempre per malafede, ma spesso si. In realtà spesso semplicemente perché gli esseri umani amano le storie lineari, mentre la realtà preferisce le sfumature.
Il lavoro della conoscenza — e, in fondo, della curiosità — consiste proprio nel fare ciò che faceva già Erodoto: tornare sui racconti, guardarli da vicino e chiedersi, con una certa sana diffidenza, se siano davvero andati così.
E questa è anche la missione di Arché: conoscere, indagare, per scegliere!
Lunga vita e prosperitá
Giampiero Sorce


