Il prompt non è “una domanda”: è una istruzione semantica

… ed evita che la IA ti rispondi con tono romanesco “ma che c**zo stai a di’?

Molte persone credono che usare l’intelligenza artificiale significhi semplicemente “fare domande”.
Ti svelo un segreto: non è affatto così…

Quando interagiamo con un modello linguistico (quella che chiamiamo comunente “IA”), non stiamo parlando con una persona, ma con un sistema che interpreta il linguaggio… e questa interpretazione dipende da come strutturiamo ciò che scriviamo.

Cos’ê il prompt?

Un prompt, quindi, non è una domanda: è un insieme di istruzioni espresse in linguaggio naturale.

Serve a definire cosa vogliamo ottenere, come lo vogliamo e in quale contesto. Se questi elementi mancano, il modello riempie i vuoti. E quando riempie i vuoti, spesso inventa.

Questo ci porta direttamente al concetto di semantica: se la semantica riguarda il significato delle parole, il prompt è il modo in cui quel significato viene organizzato.

I modelli linguistici non rispondono a parole isolate, ma alle relazioni tra concetti; in verità, e volendo entrare più sul piano tecnico, si tratta di “vettori” e “embeddings“, cioè rappresentazioni statistiche e matematiche del testo che introduciamo, ma questo è materiale per un’altra serie di articoli, e ancora siamo all’inizio del cammino per poter parlare a fondo di questi concetti.

Il prompt, quindi, non è altro che una struttura che guida queste relazioni.

Dire “scrivi un testo di marketing” produce un risultato generico (una m**da per dirla in francese).

Dire “agisci come un esperto di marketing digitale e scrivi un testo persuasivo per una piccola impresa con budget limitato che vuole acquisire clienti locali” produce qualcosa di completamente diverso.

Non perché il modello sia diventato all’improvviso più intelligente, ma perché l’istruzione è più chiara

Non perché il modello sia diventato all’improvviso più intelligente, ma perché l’istruzione è più chiara; cioé il modello ha la possibilitá di creare più vettori che vanno a interagire con altri immagazzinati nella base di dati delle sue conoscenze.

istruzioni per l’uso

Un buon prompt ha sempre una struttura, anche quando non è esplicita.

Può includere un ruolo (“agisci come…”), che orienta il linguaggio e il punto di vista.

Altresì, può includere un’azione chiara (“analizza”, “progetta”, “spiega”), che riduce l’ambiguità.

Può includere un contesto, che evita interpretazioni casuali.

E può includere un formato, perché anche il modo in cui vogliamo la risposta è parte dell’istruzione.

Il problema, quindi, non è l’intelligenza artificiale.

È la mancanza di precisione nel modo in cui comunichiamo con essa.

Chiediamo cose vaghe e ci aspettiamo risposte precise.

E quando questo non accade, tendiamo a dare la colpa allo strumento.

conclusioni

La realtà è più semplice: l’intelligenza artificiale non pensa, ma amplifica perfettamente ciò che riceve.

La qualità della risposta non dipende dalla macchina, ma dalla chiarezza di chi la utilizza.

Il prompt è l’interfaccia; la semantica è il linguaggio.

Ma per trasformare tutto questo in qualcosa di realmente utile, serve un livello successivo: una struttura, un metodo.

Di questo parleremo nel prossimo articolo (o in uno dei prossimi), piano piano ci avviciniamo al CRAL (e la partita a tressette nel dopolavoro ferroviario).


Sempre riguardante l’IA, dello stesso autore segnaliamo: L’IA è una m….

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