
PITAGORA
Nato in Grecia a Samo tra il IV e il V Secolo a.C. , intorno al 570 Pitagora si trasferì a Crotone in Calabria dove fondò la sua comunità legata alla scuola esoterica nella quale insegnava agli iniziati i misteri dell’Egitto e le chiavi della conoscenza .
Grazie alle sue attività di studio e di profonda cultura scientifica, la zona italiana dove si stabilirono i pitagorici prese il nome di Magna Grecia perché legata a scelte artistiche e politiche degne di un popolo saggio ed erudito come quello greco.
Alcune fonti raccontano che alla sua prima lezione assistettero più di duemila persone, le quali edificarono subito un villaggio e non ritornarono più alle loro abitazioni e alle loro vecchie abitudini, ma lo seguirono fiduciosi di poter raggiungere la purezza attraverso le linee guida che Pitagora aveva suggerito.
PITAGOREI E PITAGORICI
Gli adepti erano divisi in due classi, ovvero i pitagorei o acusmatici (ascoltatori ) e i pitagorici o matematici (studiosi avanzati ). Si dividevano tra esoterici ed essoterici, i primi dedicati alla conservazione di principi segreti ed i secondi allo studio delle leggi della fisica a tutti divulgabili.
La sua scuola era aperta incredibilmente anche alle donne e ai bambini, al suo interno si curava non solo la salute dell’anima attraverso rituali segreti, ma anche le malattie dell’organismo, la postura, lo stile, l’obesità, la mancanza di misura e la tendenza all’eccesso dei piaceri.
In parole povere si cercava di mettere la propria anima nella condizione di faticare il meno possibile migrando da un corpo all’altro alla ricerca della purezza finale, praticando non solo una sorta di rispetto verso sé stessi ma anche praticando l’intesa fra gli uomini e il cosmo. La sua idea politica di condivisione dei beni era alla base della comunità nata a Crotone.

MEMORIA DELLE VITE PASSATE
Pitagora non era considerato soltanto un maestro, bensì un essere sovraumano (un semidio con una coscia d’oro a comprovare la sua origine divina) un alieno diremmo oggi, un essere che possedeva un sapere immenso che affascinava le persone che lo frequentavano grazie alla sua conoscenza e alla promessa dell’eternità.
Egli ricordava tutte le sue vite passate (come uomo, donna, animale e vegetale) e nei suoi momenti di intensa meditazione donava ai suoi adepti insegnamenti segreti da loro considerati come leggi di vita gelosamente conservati. Egli fu il primo a considerarsi un filosofo, avendo delineato nell’ambito dell’etica sociale alcune linee guida politicamente applicate.
All’interno della sua comunità i beni venivano messi in comune e alla fine della giornata per tutti vi era un momento in cui si facevano i conti con la propria coscienza, infatti, era d’obbligo domandarsi se fossero stati commessi errori e ingiustizie oppure se ci si fosse comportati in modo corretto nei confronti degli altri soprattutto nel rispetto di tutto il cosmo.
LE LEGGI DI PITAGORA: L’ ORFISMO
È interessante conoscere le motivazioni che spingevano i pitagorici a evitare l’uso della carne, Pitagora infatti nel lontano 570 a.C. aveva imposto delle regole ferree alla sua comunità, una delle quali era il divieto di mangiare carne.
La motivazione era quella che, credendo nella METEMPSICOSI, ovvero nella migrazione delle anime in altri corpi dopo la morte, non si doveva assolutamente correre il rischio di uccidere un animale che poteva contenere l’anima di qualche defunto.
Erano questi i temi trattati dal mitico poeta Orfeo che veniva associato ad un ideale di vita alla ricerca della purezza, attraverso l’ascesi e l’astensione dei vari piaceri associati anche al cibo.
L’idea che l’orfismo sosteneva era che più si riusciva ad avvicinarsi ad uno stile di vita puro, casto e privo di inutili piaceri e meno cicli di vite si avevano davanti per raggiungere la completa purificazione della propria anima.

LA NON NEUTRALITÀ DEL CIBO
Il cibo non era neutrale, ma aveva un valore legato alla possibile anima che conteneva.
Pitagora condivideva questa visione orfista, la sua quindi, non era una questione legata al desiderio di astenersi dall’uso di carne solo per motivi legati all’alimentazione vegetariana, bensì la vera motivazione era quella di non offendere e mancare di rispetto alle anime dei defunti una volta reincarnate nei corpi degli animali da tavola.
La trasmigrazione delle anime andava da vite di basso valore verso vite sempre più nobili, nella speranza di riuscire a combattere il lato malvagio della terribile natura umana.
Egli credeva profondamente nell’immortalità dell’anima e nella continua ricerca della purezza attraverso cicli di reincarnazioni.

L’ARTE-TERAPIA PITAGORICA
Musica, pittura, scultura, astronomia, medicina, politica, etica e non solo matematica (quella che noi associamo al classico teorema oppure alla prima identificazione e differenziazione dei numeri pari e dispari).
Tutte le discipline erano utili per elevare la propria anima attraverso l’ascesi, il silenzio e lo studio ed anche ai riti che il maestro trasmetteva segretamente ai componenti della comunità. Questi riti, molti dei quali legati alla numerologia, servivano a svelare alcuni misteri esoterici che potevano conoscere solo in pochi.
Pitagora non era considerato soltanto un maestro bensì un essere sovraumano, quasi divino che possedeva un sapere immenso che affascinava le persone che lo frequentavano grazie alla sua conoscenza e alla promessa dell’eternità (addirittura si diceva che avesse una coscia d’oro come segno della sua appartenenza al regno degli dei).

LA DIETA DEI SEGUACI DI PITAGORA
Una dieta strettamente vegetariana, priva di eccessi alimentare di qualsiasi tipo, associata al silenzio e all’ascesi, avrebbe permesso loro di raggiungere uno stadio di conoscenza vicino alla massima purezza possibile.
Mezzi per raggiungere la catarsi erano anche la musica e la danza usate come terapie, l’ascolto del suono della lira e di altri strumenti dionisiaci aiutava ad ottenere risultati nel vivere esperienze di intensa liberazione fisica ed emotiva.
Era quindi indispensabile per raggiungere la sufficiente purezza, evitare di consumare carne proveniente da possibili corpi in cui le anime si erano reincarnate. Frutta, verdura, miglio ed altri vegetali non lavorati venivano mangiati crudi, per non perdere mai la concentrazione e la lucidità mentale.
Una curiosità è che era assolutamente vietato mangiare le fave. Il motivo è rimasto sepolto negli antichi libri segreti, purtroppo andati perduti nel tempo, si sa solo che, forse, per la forma che le rendeva somiglianti a quella di un feto, venivano considerate un cibo non conforme alla loro dieta (l’idea era sempre quella che anche le fave potessero contenere anime).

IL RISPETTO DELLA NATURA
Da non sottovalutare il problema che queste anime avevano la possibilità di incarnarsi in vegetali, per questo motivo la questione dell’alimentazione diventava veramente complessa.
Ecco il perché il rispetto della natura in generale aveva un ruolo fondamentale all’interno della comunità, non solo il rispetto degli animali ma anche delle piante. In verità nei suoi scritti Pitagora associa la privazione della carne non solo ad un discorso di salute e di purezza, ma anche ad un principio di giustizia e di etica, in quanto sosteneva che l’uccisione di animali, dolci, miti e indifesi come gli animali da cortile e quindi da macello, non fosse edificante per l’essere umano.
L’idea, molto simile nella dottrina buddhista, era quella di giungere al termine delle varie reincarnazioni il più puri possibile, quindi senza colpe. Le sue idee erano chiare e ben motivate, filosoficamente dimostrate ed eticamente condivise a livello politico.
Per questo motivo all’interno delle loro comunità i pitagorici seguivano le regole stabilite con una sorta di cieca accettazione, senza mai metterle in dubbio e senza mai tentare di aggirarle per ottenere privilegi personali.
Silvia Amadio


