recensione di Silvia Amadio

FILOSOFIA E NUOVE TECNOLOGIE
Specchi Filosofia e nuove tecnologie è una traduzione italiana del libro del Prof. Luca Valera, già pubblicato in lingua spagnola nel 2022 ed oggi ripubblicato in italiano.
Il saggio affronta un tema rilevante quanto ancora poco definito che ci coinvolge intimamente, ovvero la relazione che abbiamo con le diverse dimensioni della tecnologia e l’uso che ne facciamo.

LUCA VALERA DOCENTE DI FILOSOFIA
Luca Valera insegna nell’Università di Valladolid in Spagna dove è direttore del dipartimento di Filosofia. È stato professore associato presso la Pontificia Universidad Católica del Cile, dove è stato anche direttore del Centro di Bioetica e dell’area di Etica Applicata.
Laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si specializza in Bioetica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, approfondendo i campi della filosofia che riguardano l’etica, la filosofia ambientale, l’antropologia filosofica e la filosofia delle nuove tecnologie.
ANTROPOLOGIA FILOSOFICA E TECNOSCIENZE
L’ambito di indagine in cui si muove il Valera verte anche sui temi dell’ecosofia. Il suo obiettivo è quello di approfondire gli aspetti bioetici all’interno del più generico ambito filosofico relativo allo studio dell’essere e della conoscenza in senso lato.
Il suo oggetto di studio spazia dunque in modalità transdisciplinare all’interno dell’antropologia filosofica e delle tecnoscienze, attraversando le diverse dimensioni della gnoseologia e dell’ontologia.

I.A. FIGLIA DELLA MENTE UMANA
Partendo dal presupposto che gli strumenti tecnologici e la tecnologia sono figli della mente dell’essere umano, ideati per supportarci in alcuni compiti e per agevolarci togliendoci la fatica operazionale, si giunge alla ovvia constatazione che, ad oggi, sono diventati parte essenziale delle nostre vite.
Gli interrogativi che ci si pone in Specchi Filosofia e nuove tecnologie sono riferiti al fatto che la tecnologia modella ogni aspetto dell’esperienza umana e la domanda diventata prioritaria è questa: potremmo vivere senza gli strumenti tecnologici e le nuove tecnologie?

STRUMENTI TECNOLOGICI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE SIAMO NOI STESSI ALLO SPECCHIO?
Conosciamo gli artefatti tecnologici che hanno preso in ostaggio le nostre vite e che, assumendo i nostri incarichi e i nostri compiti, in realtà, riflettono anche le nostre fattezze, le nostre necessità, le nostre domande, ma anche le nostre ansie ed i nostri desideri, e come un buon cane addestrato al recupero, riportano fedelmente indietro il bastone, restituendoci una immagine attuale dell’ umanità di questo preciso momento storico.
IL BRAVO CANE CHE CI RIPORTA INDIETRO IL BASTONE, QUALE ETICA DIETRO ALLE TECNOLOGIE
Ma ci siamo chiesti in cosa consiste questo bastone che ci viene riconsegnato? Ci siamo chiesti cosa esattamente ci riporta indietro un avatar, o un filtro come Photoshop che ci rende più giovani; un social network che ci mette in contatto con il mondo permettendoci di non alzarsi dal divano, un robot oppure una intelligenza artificiale come Chat GPT che ragiona e scrive per noi discorsi, poemi, canzoni, tesi di laurea? La tecnologia in fondo siamo noi, visto che noi l’abbiamo inventata, è per questo che Valera sostiene che sia il nostro specchio.

L’ IA CI RENDE UN SERVIZIO, RIFLETTE LA NOSTRA IMMAGINE O CI SOTTRAE QUALCOSA CHE CI APPARTIENE ?
La domanda che si pone Valera in Specchi Filosofia e nuove tecnologie, a livello filosofico, è più che lecita e ci offre uno spunto per riflettere su fattori esistenziali: chi siamo e chi vogliamo diventare? Dopo essersi chiesto che cos’è uno specchio e in che modo riflette la nostra immagine, anche a livello epistemologico, etico e comportamentale, Valera lo prende come metafora e sostiene che per capire è necessario fare un salto per andare oltre questa immagine riflessa in esso.
VIAGGIO ESPERIENZIALE
Egli si avventura in un viaggio esperienziale suggerendoci di entrare nello specchio ed esplorare il mondo che c’è dietro, o meglio forse, più che dietro, dentro. Sappiamo bene che ogni specchio ci restituisce la nostra immagine e se viene usato come metafora, esso riesce a rappresentare non solo i nostri volti, le nostre bellezze e le nostre vittorie, ma anche le nostre mancanze, i nostri limiti e le nostre fragilità.
POSSIAMO SPECCHIARCI NEL LAVORO CHE FA PER NOI L’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE: SPECCHI FILOSOFIA E NUOVE TECNOLOGIE
Nel campo tecnologico Valera analizza tutte le varie dimensioni in cui utilizziamo strumenti e tecnologia, questo per analizzare le varie utilità di apparecchi e intelligenze create dall’uomo per imitarlo e supportarlo nel suo lavoro.
La storia dell’umanità ne aveva fatto a meno per decenni, ma poi la nostra pigrizia ha avuto la meglio ed abbiamo inventato strumenti che sono riusciti a toglierci il grosso del lavoro: la macchina da scrivere venne inventata per aiutarci e a non faticare scrivendo tutto a mano.
Oggi un computer aiuta a tenere una memoria di tutte le nostre attività, una carta di credito ci supporta nel bisogno di denaro. U
Un robot in campo medico sostituisce un chirurgo negli interventi più difficili, infilandosi con le sue telecamerine all’interno di un’arteria (cosa che, evidentemente, anche il più magro dei cardiochirurghi non riuscirebbe a fare).
BENEFATTORE O LADRO?
Al momento bisogna ancora decidere se considerare le nuove tecnologie un benefattore oppure un ladro. La loro utilità è innegabile: esse ci aiutano in tanti campi mentre, ma nel momento stesso che ci aiutano, si sostituiscono prepotentemente a noi e ci sottraggono importanza. ç
Ad oggi, è ormai ben chiaro il fatto che possiamo benissimo essere sostituiti nella maggior parte delle nostre mansioni e questo ci inquieta non poco, anzi, ci terrorizza.
La riflessione sul fenomeno di ibridazione fra il vivente e le più recenti tecnologie può essere considerata «il lavoro più importante della nostra epoca» scrive Valera citando Miguel Benasayag il filosofo psicoanalista franco-argentino, che ha studiato sotto l’aspetto epistemologico i tanti aspetti dell’antropologia alla luce delle nuove conseguenze legate all’innovazione digitale, ponendosi il dilemma: funzionare o esistere?

ESISTERE PIUTTOSTO CHE FUNZIONARE
Qual è il valore aggiunto delle sue conclusioni?
L’idea che sostiene Valera è quella che la filosofia ha il compito di continuare a farsi domande, chiedersi il perché di certi fenomeni, studiando le nuove correnti di pensiero, analizzando linguaggi e formulando ipotesi.
Soprattutto in questo momento culturale imbevuto di tecnoscienza fino allo sfinimento, abbiamo bisogno di rimanere cauti.
Ma poi, una volta analizzate tutte le varie utilità e le varie dimensioni della questione, si raggiunge la consapevolezza che stiamo vivendo in un mondo che ci lascia nel mezzo dell’incertezza e ci costringe a domandarci sempre più frequentemente se l’uso copioso della tecnologia, sia un bene oppure no. Ovviamente la verità sta nel mezzo.
Silvia Amadio
