Spoiler: non è del tutto vero
La IA è venuta alla luce del grande pubblico nel 2022 e, in quel momento, ho visto una grande eccitazione intorno a questa novità.
La verità è che, pestando sulla tastiera di un computer sin dagli anni ’80 e avendo già utilizzato ELIZA (ma questa è un’altra storia), sono rimasto piuttosto “meh…” davanti a questa spettacolare novità.
Va detto che, in quel periodo, ero concentrato sulla mia impresa e nel mettere in piedi la mia prima “nuvola” personale con Nextcloud (e sì, anche questa è un’altra storia), quindi ho passato l’argomento olimpicamente.
Fast forward a luglio 2025.
Essendo iscritto a varie mailing list, una mattina mi arriva nella casella una di quelle email promozionali che promettono miracoli e faville per una cifra tutto sommato modesta.
Il modo di scrivere dell’autore mi ha incuriosito, così sono andato a leggermi l’offerta sulla pagina web.
Per farla breve, in questo “metodo” era compresa una specie di app addestrata che usava ChatGPT come base, con però alcuni schemi preimpostati dal creatore dell’app.
Insomma, entusiasta di questo “giocattolo nuovo”, ho iniziato a fare domande e a cercare di capire cosa potessi farci davvero. Mi sentivo come un bambino in una pasticceria con credito illimitato.
Ovviamente, i primi risultati sono stati abbastanza “meh”. Esattamente come mi aspettavo.
I primi risultati
Pian pianino, però, ho cominciato a “provare sul campo” i consigli che mi dava questa app, cercando di correggere una delle mie debolezze. Ho formulato una domanda (le persone “giuste” la chiamano prompt) e, per la prima volta, è uscita una risposta davvero convincente.
L’ho affinata secondo il mio stile personale e… via.
Il risultato è stato immediato.
Una situazione bloccata da giorni si è risolta in modo rapido e, soprattutto, vantaggioso.
Tutto questo con un account gratuito.
Poi, siccome OpenAI non è una società di beneficenza, a un certo punto ha iniziato a “tassare” la mia logorrea iperattiva, limitando il numero di messaggi giornalieri disponibili.
Ho resistito una settimana.
Alla fine ho pagato la sottoscrizione.
Ovviamente, la prima settimana è stata un vero e proprio Alice nel Paese delle Meraviglie.
Non ho chiesto alla IA la ricetta dei panzerotti di mia madre (quella la so già, e mi vengono pure buonissimi, ma questa è davvero un’altra storia), piuttosto ho cercato di capire come ragionasse e di affinare, via via, le domande.
Sì, va bene, i prompt.
L’obiettivo era ottenere risposte sempre più mirate e coerenti con il mio modo di pensare e di scrivere.
cos’è dunque la IA?
E quindi, da dove viene il titolo?
La risposta è semplice: la IA è un amplificatore.
Se ci metti dentro sostanza, di qualsiasi tipo, purché coerente, lei la rielabora, la cuoce e te la serve su un piatto fumante.
Se invece ci butti dentro m***a…
beh, sai già come va a finire.
Attenzione però: per “domande di poco valore” non intendo domande ingenue, ma domande non strutturate.
Faccio un esempio rapido e poi la chiudo qui.
C’è una differenza enorme, semantica prima ancora che pratica (ma anche questo è materiale per un’altra storia), tra il prompt:
“Voglio tornare insieme alla mia ragazza”
e questo:
“Sono stato fidanzato sei anni con la mia ragazza. Nei primi anni abbiamo vissuto lontani; da circa un anno i rapporti si sono deteriorati. Ora sto pensando di contattarla per chiederle di tornare insieme. So che non sto parlando con un consulente matrimoniale o uno psicologo: agisci come un amico che dà consigli a un altro davanti a una birra.”
Qual è la differenza?
È il CRAL.
No, non il dopolavoro ferroviario, ma un sistema concreto per fare le domande giuste.
Prompt.
Porca miseria.
E sì, anche questa è un’altra storia ancora.
