La camminata dei monaci buddisti per la pace: fatti, contesto, significato.
Negli Stati Uniti è in corso una marcia atipica che sta attirando l’attenzione di media internazionali e comunità locali: un gruppo di monaci buddisti sta attraversando il Paese a piedi, dal Texas a Washington, D.C., nell’ambito della Walk for Peace, ovvero della Camminata per Pace. Non si tratta di una protesta politica né di una manifestazione religiosa in senso stretto, ma di un pellegrinaggio contemporaneo con un obiettivo dichiarato: promuovere pace, consapevolezza e compassione in un contesto sociale fortemente polarizzato.
Questo articolo non intende celebrarne l’aspetto simbolico, ma capire che cosa sta realmente accadendo e perché merita attenzione.
Il punto centrale non è l’arrivo, ma il processo
Che cos’è la Walk of Peace, la Camminata per la Pace?
La Walk for Peace è una marcia interstatale iniziata nell’ottobre 2025. I monaci percorrono in media 20–25 miglia al giorno (i nostri 30/40 km), seguendo strade secondarie e attraversando aree urbane e rurali. Non portano cartelli, non rilasciano proclami politici, non raccolgono fondi lungo il percorso. La camminata è concepita come una pratica meditativa in movimento, coerente con la tradizione del buddhismo theravāda.
Il punto centrale non è l’arrivo, ma il processo: il cammino come forma di disciplina personale e di testimonianza pubblica.

Un’America lontana dai riflettori
Il percorso della camminata attraversa stati spesso assenti dal dibattito mediatico nazionale. È in questi contesti che la marcia produce il suo effetto più evidente: l’incontro diretto con le persone. I monaci vengono fermati, interpellati, aiutati. Non perché rappresentino un’ideologia condivisa, ma perché incarnano un comportamento riconoscibile come coerente.
In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, la loro presenza fisica introduce una frattura: costringe a rallentare, almeno per qualche minuto.
Difficoltà e continuità
La camminata non è priva di rischi. Incidenti stradali, condizioni climatiche avverse e stanchezza fisica hanno segnato il percorso. In un caso grave, un monaco ha subito ferite permanenti. La marcia è comunque proseguita.
Questo elemento è centrale per comprenderne il significato: la pace proposta non è una condizione ideale, ma una pratica che si confronta con la realtà, senza negarla.
Un simbolo involontario
Lungo il percorso i monaci hanno accolto un cane randagio, Aloka, che li accompagna ormai stabilmente. L’episodio è diventato virale sui social, ma il suo valore è soprattutto pratico: mostra come concetti spesso astratti – accoglienza, cura, responsabilità – si traducano in scelte quotidiane.

che cosa resta del nostro parlare di pace quando qualcuno decide di praticarla, passo dopo passo?
Perché è una notizia rilevante
Raccontare questa marcia non significa proporre modelli spirituali né aderire a una visione religiosa. Significa documentare un fatto che introduce una variabile rara nel discorso pubblico: la coerenza tra messaggio e comportamento.
Conoscere per scegliere nasce con questo obiettivo: fornire contesto, dati, esempi concreti. Non per orientare le opinioni, ma per ampliare le possibilità di giudizio.
In un tempo dominato dalla reazione immediata, la Walk for Peace pone una domanda semplice e scomoda: che cosa resta del nostro parlare di pace quando qualcuno decide di praticarla, passo dopo passo?
Giampiero Sorce
Per seguire la Walk of Peace: https://www.facebook.com/walkforpeaceusa
Che tu e tutti gli esseri stiate bene.
Che tu e tutti gli esseri siate felici.
Possa tu e tutti gli esseri essere in pace.
