“Tranquillità non è solo un mare. È uno stato dello spirito.”
Quella notte di luglio del ’69, quando Neil Armstrong posò piede sulla Luna, io c’ero! Avevo 9 anni e mi trovavo nella nostra casa al mare, a Lido di Ostia, coi miei. Era un attico con una grande terrazza e mio padre aveva messo il televisore fuori.
Era una notte magica: la Luna nel cielo e nel piccolo schermo; la lunga diretta televisiva, inframmezzata da film di fantascienza. Ricordo in particolare “Ultimatum alla Terra” quello originale del ’51 ovviamente, di Robert Wise, e la frase diventata iconica: Klaatu barada nikto.
Come ricordo l’emozione diascoltare dalle parole di Tito Stagno “ha toccato in questo momento il suolo lunare!”. Erano le 22:17 ora italiana.
Ora ho l’occasione di intervistare colui che lasciò la prima orma umana sul nostro satellite e non voglio farmela scappare. Quindi ecco a voi, senza ulteriori indugi, la trascrizione dell’intervista.
L’intervista impossibile a Neil Armstrong
G.: Comandante Armstrong, grazie per questa conversazione postuma. Vorrei cominciare col chiederle: cosa vide davvero, quel 20 luglio 1969, quando scese dal Eagle e posò piede sulla Luna?
Armstrong (voce calma, quasi sussurrata): Vidi una distesa di polvere grigia, crateri scavati da miliardi di anni di silenzio, e un orizzonte curvo che sembrava troppo vicino. Vidi anche la Terra, sospesa nel nero come un gioiello fragile. Non vidi navicelle aliene, né strutture artificiali. Ma non per questo la Luna mi parve meno misteriosa. Anzi.
G.: Eppure, da decenni, circolano voci su un presunto contatto con presenze non umane nel cratere Aristarco o nella zona di Mare della Tranquillità. Alcuni sostengono che la NASA abbia censurato un messaggio radio in cui lei avrebbe detto: “Ce ne sono altri, qui”. È vero?
Armstrong: Non dissi mai quelle parole. Il dialogo completo tra il Eagle e il centro di Houston è archiviato, trascritto, verificabile — oggi persino online, grazie a decine di migliaia di pagine declassificate negli ultimi vent’anni. Quella frase è un falso costruito negli anni Ottanta da un programma radiofonico spagnolo. Fu ammesso dagli stessi autori. Del resto… se avessimo visto qualcosa di anomalo, pensi davvero che la NASA avrebbe rischiato di celarlo a un’intera squadra di scienziati, tecnici, e persino rivali sovietici che ci stavano osservando con i loro radar?
G.: Ma allora perché tanta insistenza sulle “tracce” di vita extraterrestre legate ad Apollo 11?
Armstrong: Perché l’uomo ha bisogno di miti. E la Luna, da sempre, è il nostro specchio cosmico. Quando non riusciamo a sopportare l’idea che siamo soli in un deserto sterminato, inventiamo presenze. A volte, è un gesto di speranza. Altre, di paura. Ma confondere desiderio con evidenza… è un errore antico quanto l’astronomia.
Neil Armstrong e Stanley Kubrik

G.: E riguardo a chi sostiene che lo sbarco fu girato in uno studio, magari da Stanley Kubrick?
Armstrong: [sorride appena] Se fosse stato un set, mi spieghi perché le ombre non sono parallele? Perché la polvere lunare non solleva nuvole, ma ricade subito, senza resistenza atmosferica? E perché, decenni dopo, il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA ha fotografato con chiarezza i nostri moduli, le tracce dei rover, persino le impronte dei nostri passi? Sono lì, oggi. Non in un archivio segreto, ma su un sito pubblico, visibili a chiunque digiti “LRO Apollo sites”.
G.: Dunque, niente alieni, niente cospirazioni?
Armstrong: Non dico che l’universo sia vuoto. Ma quel giorno, sulla Luna, eravamo soli. E forse è proprio per questo che fu così sacro. Perché non stavamo incontrando “altri”. Stavamo incontrando noi stessi, per la prima volta, da fuori.
G.: Grazie signor Armstrong per l’intervista e per aver fatto quel grande passo per l’umanità!
Lunga vita e prosperità
Giampiero Sorce
Approfondimenti
Per chi vuole guardare con i propri occhi
- Trascrizioni complete di Apollo 11: La NASA ha reso pubblico l’intero scambio radio tra l’equipaggio e il Mission Control. È consultabile sul sito ufficiale dell’Apollo Flight Journal, con annotazioni tecniche minuto per minuto. La frase attribuita a Neil Armstrong “Ce ne sono altri, qui” non compare da nessuna parte.
- Immagini dei siti di allunaggio: Il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), lanciato nel 2009, ha fotografato con risoluzione submetrica i siti di tutti e sei gli allunaggi Apollo. Le tracce dei rover, i moduli di discesa e persino le impronte dei percorsi di Neil Armstrong e degli astronauti sono visibili. Le immagini sono accessibili sul sito della NASA LRO Mission.
- Il “caso Aristarco”: Nel 1958 e poi nel 1963, alcuni astronomi amatoriali riferirono osservazioni anomale nel cratere Aristarco (luccichii, nebbie). Non furono mai confermate da osservatori professionali né da sonde successive. Nel 2021, un documento declassificato del National Archives ha rivelato che la CIA valutò seriamente queste segnalazioni, ma le archiviò per mancanza di evidenze tangibili.
- Analisi delle rocce lunari: Oltre 380 kg di campioni furono riportati sulla Terra. La loro composizione (assenza di acqua, presenza di isotopi esotici come l’elio-3, microstrutture da impatto meteoritico) è incompatibile con qualsiasi materiale terrestre. Oggi sono conservati in laboratori indipendenti in USA, Francia, Russia e Giappone.
- Perché le ombre non sono parallele?: Sulla Luna non esiste un’unica fonte di luce “pulita”. Il Sole illumina direttamente, ma la superficie stessa riflette luce (albedo lunare ~12%), creando un secondo “faro” diffuso. Questo spiega ombre inclinate, riflessi negli elmetti e assenza di neri totali — effetti impossibili da replicare con i fari da studio del 1969.
Per chi volesse, altre interviste impossibili sono disponibili qui!

